Dopo la morte di una persona può non essere immediatamente chiaro chi siano i suoi eredi. La situazione è relativamente semplice quando esiste un testamento conosciuto e facilmente reperibile, ma può diventare più complessa quando non si sa se il defunto abbia lasciato disposizioni testamentarie, quando vi sono numerosi parenti oppure quando alcuni familiari sono deceduti, hanno rinunciato all’eredità o vivono all’estero.
Per stabilire se si è eredi di una persona deceduta occorre innanzitutto comprendere se la successione sia regolata da un testamento oppure dalle norme sulla successione legittima e, successivamente, ricostruire con precisione quali soggetti abbiano diritto a essere chiamati all’eredità.
La ricerca degli aventi diritto può richiedere verifiche testamentarie, anagrafiche e documentali, soprattutto nelle successioni più risalenti o caratterizzate da rapporti familiari complessi.
Essere chiamati all’eredità ed essere eredi non sono la stessa cosa
Dal punto di vista giuridico è importante fare una prima distinzione.
La persona che, per legge o per testamento, ha diritto a ricevere un’eredità viene inizialmente definita chiamata all’eredità. La qualità di erede si acquista, invece, con l’accettazione dell’eredità.
Il Codice civile disciplina l’apertura della successione, la delazione e l’acquisto dell’eredità agli articoli 456 e seguenti. L’eredità può essere devoluta per legge oppure per testamento e viene acquistata mediante accettazione.
Questo significa che una persona può scoprire di essere indicata in un testamento oppure di rientrare tra i successibili previsti dalla legge senza avere ancora definitivamente assunto la qualità di erede.
L’accettazione può essere espressa, mediante un apposito atto, oppure tacita, quando il chiamato compie determinati atti incompatibili con la volontà di rinunciare all’eredità. In linea generale, il diritto di accettare l’eredità si prescrive in dieci anni dall’apertura della successione, anche se in particolari circostanze il termine può essere abbreviato attraverso un procedimento giudiziario.
Come si stabilisce chi sono gli eredi
Il primo elemento da accertare è l’eventuale esistenza di un testamento.
L’articolo 457 del Codice civile stabilisce infatti che l’eredità si devolve per legge o per testamento. La successione legittima interviene quando manca, in tutto o in parte, una valida disposizione testamentaria.
Si possono quindi verificare tre situazioni:
- il defunto ha lasciato un testamento che disciplina l’intero patrimonio;
- non esiste alcun testamento e l’eredità viene attribuita secondo le regole della successione legittima;
- il testamento disciplina soltanto una parte del patrimonio e, per la parte restante, opera la successione legittima.
Quest’ultima situazione è particolarmente importante perché successione testamentaria e successione legittima possono coesistere nella stessa eredità.
Come sapere se una persona ha lasciato un testamento
Non sempre i familiari sono a conoscenza dell’esistenza di un testamento.
Il defunto potrebbe avere redatto un testamento pubblico davanti a un notaio, un testamento segreto oppure un testamento olografo, cioè scritto interamente a mano, datato e sottoscritto dal testatore.
Nel caso di un testamento pubblico, l’atto viene conservato dal notaio e successivamente dall’Archivio Notarile competente. Un testamento olografo, invece, può essere conservato dal testatore stesso, affidato a una persona di fiducia oppure depositato presso un notaio.
Per questo motivo, quando si vuole accertare l’esistenza di disposizioni di ultima volontà, possono essere necessarie diverse verifiche.
Il Registro Generale dei Testamenti
Uno degli strumenti principali è il Registro Generale dei Testamenti, istituito presso l’Ufficio Centrale degli Archivi Notarili del Ministero della Giustizia.
Il Registro consente agli interessati di verificare se una persona deceduta abbia lasciato determinati atti di ultima volontà e di individuare il luogo in cui questi sono conservati. Il servizio può riguardare anche testamenti registrati presso autorità estere nei Paesi aderenti alla relativa convenzione internazionale.
Il Registro Generale dei Testamenti comprende, tra gli altri, testamenti pubblici, testamenti segreti, testamenti olografi formalmente depositati presso un notaio e verbali di pubblicazione di testamenti olografi.
Esiste inoltre il Registro Volontario dei Testamenti Olografi realizzato dal Consiglio Nazionale del Notariato, nel quale possono essere registrati i dati dei testamenti olografi depositati fiduciariamente presso i notai aderenti al servizio.
Un testamento olografo potrebbe non risultare da alcun registro
Questo è uno degli aspetti più delicati nella ricerca di un testamento. L’assenza di risultanze nel Registro Generale dei Testamenti non consente necessariamente di escludere l’esistenza di un testamento olografo.
Una persona potrebbe infatti avere scritto il proprio testamento a mano e averlo conservato nella propria abitazione, in una cassaforte, tra documenti personali oppure averlo affidato a un familiare o a un soggetto di fiducia senza procedere a un deposito formale.
Il Consiglio Nazionale del Notariato precisa che attraverso il Registro Generale non può essere individuato un testamento olografo che non sia stato formalmente depositato e che non sia ancora stato pubblicato.
Quando viene ritrovato un testamento olografo dopo la morte del testatore, il documento deve essere portato a un notaio affinché possa essere espletata la procedura di pubblicazione prevista dalla legge.
Cosa succede se non esiste un testamento
Quando una persona muore senza lasciare un testamento valido, oppure quando il testamento non dispone di tutto il patrimonio, entra in gioco la successione legittima.
In questo caso è direttamente la legge a stabilire quali parenti possano succedere e in quali proporzioni. L’articolo 565 del Codice civile individua le categorie dei successibili. Le regole concrete dipendono tuttavia dalla composizione della famiglia del defunto e dalla presenza contemporanea di più categorie di parenti.
In termini generali, possono essere chiamati alla successione:
- il coniuge;
- i figli e gli altri discendenti nei casi previsti dalla legge;
- gli ascendenti;
- fratelli e sorelle;
- altri parenti secondo il grado di parentela;
- in assenza di altri successibili, lo Stato.
La successione dei parenti può arrivare, secondo le regole previste dal Codice civile, fino al sesto grado di parentela. In mancanza di parenti aventi diritto entro tale limite, l’eredità viene devoluta allo Stato.
Successione legittima e quota di legittima: attenzione a non confonderle
I termini successione legittima e legittima vengono frequentemente utilizzati come sinonimi, ma indicano due istituti differenti. La successione legittima stabilisce chi eredita quando manca, totalmente o parzialmente, un testamento.
La quota di legittima riguarda invece la tutela riconosciuta ad alcuni familiari particolarmente vicini al defunto anche quando esiste un testamento.
Questi soggetti vengono definiti legittimari.
Rientrano tra i legittimari, nei casi previsti dalla legge:
- il coniuge;
- i figli e, nei casi stabiliti dalla legge, i loro discendenti;
- gli ascendenti quando ricorrono i relativi presupposti.
A tali soggetti la legge riserva determinate quote del patrimonio che non possono essere liberamente eliminate dal testatore. Di conseguenza, anche quando una persona scopre di non essere stata indicata in un testamento, occorre verificare se abbia eventualmente diritto a una quota di riserva in qualità di legittimario.
Come si ricercano gli aventi diritto a un’eredità
Quando gli eredi non sono immediatamente individuabili, può essere necessaria una vera e propria ricerca degli aventi diritto alla successione. La verifica deve partire dalla situazione familiare del defunto al momento della morte.
Occorre generalmente ricostruire:
- lo stato civile del defunto;
- l’eventuale presenza del coniuge;
- figli e discendenti;
- genitori e altri ascendenti;
- fratelli, sorelle e loro discendenti;
- eventuali parenti di grado successivo;
- eventuali persone già decedute prima dell’apertura della successione;
- rinunce all’eredità eventualmente intervenute;
- eventuali testamenti o precedenti disposizioni testamentarie.
La semplice costruzione di un albero genealogico, tuttavia, non è sempre sufficiente.
Devono essere applicate anche le norme sulla rappresentazione ereditaria, sul concorso tra diverse categorie di successibili, sulla rinuncia e sulle altre vicende che possono modificare la devoluzione dell’eredità.
La ricerca anagrafica e documentale degli eredi
Per ricostruire correttamente gli aventi diritto può essere necessario acquisire diversi documenti relativi al defunto e ai suoi familiari.
La ricerca può comprendere, a seconda del caso:
- certificati ed estratti di nascita;
- certificati di matrimonio;
- certificati di morte;
- documentazione anagrafica e storica;
- atti di stato civile;
- documenti relativi a precedenti matrimoni;
- documentazione riguardante filiazioni o adozioni;
- atti di rinuncia o accettazione dell’eredità;
- documentazione notarile;
- testamenti e relativi verbali di pubblicazione.
Nelle successioni più risalenti può rendersi necessario ricostruire diverse generazioni familiari, soprattutto quando il defunto non aveva coniuge, figli, genitori o fratelli e l’eredità deve essere attribuita a parenti più lontani.
Cosa succede se un possibile erede è già morto
Un’altra situazione frequente riguarda il caso in cui uno dei soggetti potenzialmente chiamati alla successione sia morto prima del defunto.
Non è sempre corretto limitarsi a escluderlo dall’albero genealogico. In determinate situazioni può infatti operare la rappresentazione, disciplinata dagli articoli 467 e seguenti del Codice civile, attraverso la quale i discendenti possono subentrare nel luogo e nel grado del loro ascendente.
La verifica deve quindi essere effettuata sull’intera linea familiare e non soltanto sui parenti ancora in vita al momento in cui viene avviata la ricerca.
Cosa succede se un erede rinuncia all’eredità
Anche la rinuncia di uno dei chiamati può modificare l’individuazione degli aventi diritto.
La rinuncia all’eredità deve essere effettuata secondo le forme previste dalla legge, mediante dichiarazione ricevuta da un notaio oppure dal cancelliere del Tribunale competente. Il soggetto che rinuncia rimane estraneo alla successione e occorre verificare a chi venga conseguentemente devoluta la sua quota. Non è quindi sufficiente sapere chi fossero i parenti del defunto al momento della morte: occorre verificare anche ciò che è avvenuto successivamente all’apertura della successione.
Posso essere erede senza essere stato informato?
Può accadere.
La qualità di potenziale chiamato all’eredità deriva dalla legge o dal testamento e non dal fatto di avere materialmente ricevuto una comunicazione. Questo problema si verifica soprattutto nelle successioni legittime che coinvolgono parenti lontani, familiari che non hanno più rapporti tra loro oppure persone trasferitesi all’estero.
Per questo motivo, chi ritiene di avere un rapporto di parentela con una persona deceduta e sospetta di poter avere diritti ereditari non dovrebbe limitarsi ad attendere un’eventuale comunicazione, ma può essere opportuno procedere ad accertamenti sulla successione e sulla composizione della famiglia.
Quanto tempo si ha per accettare un’eredità scoperta successivamente?
In linea generale, il diritto di accettare l’eredità si prescrive in dieci anni dall’apertura della successione, cioè normalmente dalla morte del defunto.
La questione può tuttavia diventare più complessa quando intervengono particolari circostanze, provvedimenti giudiziari o successioni successive. Inoltre, chiunque abbia interesse può chiedere all’autorità giudiziaria di fissare al chiamato un termine più breve entro il quale decidere se accettare o rinunciare all’eredità. Trascorso inutilmente tale termine, il chiamato perde il diritto di accettare.
Per questo motivo è importante non trascurare una possibile chiamata ereditaria anche quando la morte risale a diversi anni prima.
Prima di accettare bisogna verificare anche i debiti
Scoprire di avere diritto a un’eredità non significa necessariamente che sia conveniente accettarla immediatamente. L’asse ereditario può comprendere infatti non soltanto immobili, denaro, partecipazioni societarie, crediti e altri beni, ma anche debiti e passività.
Prima di effettuare atti che potrebbero determinare un’accettazione, soprattutto tacita, può quindi essere opportuno ricostruire la situazione patrimoniale del defunto.
Nei casi in cui non sia chiara l’entità dei debiti può inoltre essere valutata, quando ne ricorrono i presupposti, l’accettazione con beneficio d’inventario, istituto che consente di mantenere separato il patrimonio del defunto da quello dell’erede secondo le modalità previste dalla legge.
Come sapere con certezza se si è eredi
In presenza di dubbi, la verifica può essere sviluppata attraverso alcuni passaggi fondamentali:
1. Verificare l’esistenza di un testamento
Occorre ricercare eventuali disposizioni testamentarie, consultando quando necessario il Registro Generale dei Testamenti e verificando l’esistenza di documentazione notarile o di testamenti olografi.
2. Ricostruire la situazione familiare del defunto
Se manca un testamento, o se riguarda soltanto una parte del patrimonio, occorre individuare i parenti ai quali la legge attribuisce diritti successori.
3. Ricostruire l’albero genealogico
Nelle successioni più complesse può essere necessario risalire a più generazioni e acquisire documentazione anagrafica e di stato civile.
4. Verificare decessi, rinunce e rappresentazione
Un possibile erede premorto o rinunciante può determinare il subentro di altri soggetti.
5. Stabilire le rispettive quote ereditarie
Una volta individuati tutti gli aventi diritto, devono essere applicate le regole previste dalla legge oppure le disposizioni contenute nel testamento.
6. Valutare l’accettazione dell’eredità
Prima dell’accettazione è opportuno conoscere anche l’attivo e il passivo della successione.
Quando è necessaria una ricerca degli eredi più approfondita
Una ricerca professionale degli aventi diritto può essere particolarmente utile quando:
- il defunto non aveva coniuge o figli;
- non sono conosciuti tutti i familiari;
- alcuni parenti vivono o sono deceduti all’estero;
- vi sono più rami familiari;
- la successione è rimasta irrisolta per molti anni;
- esistono immobili ancora intestati a persone decedute;
- sono intervenute più successioni consecutive;
- alcuni chiamati hanno rinunciato all’eredità;
- vi sono dubbi sull’esistenza di un testamento;
- esistono contrasti tra più soggetti che sostengono di avere diritto all’eredità.
In queste circostanze, l’individuazione degli eredi non può essere effettuata sulla base delle sole dichiarazioni dei familiari, ma richiede una ricostruzione documentale della successione.
Conclusioni
Sapere se si è eredi di una persona deceduta richiede innanzitutto di stabilire quale titolo regoli la successione. Se esiste un testamento, occorre verificarne il contenuto, la validità e l’eventuale incidenza sui diritti dei legittimari. Se il testamento manca o non dispone dell’intero patrimonio, devono essere applicate le norme sulla successione legittima.
Quando i rapporti familiari sono complessi, può rendersi necessaria una vera e propria ricerca degli aventi diritto, basata sulla ricostruzione dell’albero genealogico e sull’esame della documentazione anagrafica, notarile e successoria.
Individuare correttamente tutti i chiamati all’eredità è essenziale non soltanto per procedere alla divisione del patrimonio, ma anche per evitare che vengano esclusi soggetti che, per legge o per testamento, potrebbero vantare diritti successori.

