Quando muore il titolare di un conto corrente, una delle prime questioni che gli eredi devono affrontare riguarda le somme depositate in banca.
Che fine fanno i soldi presenti sul conto? La banca può bloccarli? Quando possono essere prelevati dagli eredi? E cosa accade se il conto è cointestato con il coniuge o con un figlio?
La morte del correntista non determina la perdita delle somme depositate. Il credito verso la banca entra, per la parte appartenente al defunto, nel patrimonio ereditario e viene quindi attribuito agli eredi secondo le regole della successione legittima oppure secondo quanto previsto dal testamento.
Prima che il denaro possa essere concretamente distribuito, tuttavia, devono essere completati alcuni adempimenti nei confronti della banca e, quando prevista, deve essere presentata la dichiarazione di successione.
Cosa succede al conto corrente quando muore il titolare
Il decesso del correntista deve essere comunicato alla banca.
Dal punto di vista contrattuale, la morte del titolare non determina necessariamente l’immediata estinzione del rapporto di conto corrente. L’Arbitro Bancario Finanziario ha chiarito che il contratto non si estingue automaticamente per effetto della morte del correntista, ma la situazione deve essere successivamente regolata dagli eredi.
Una volta ricevuta notizia del decesso, tuttavia, la banca deve impedire che soggetti non più legittimati possano disporre liberamente delle somme appartenenti al defunto e avvia normalmente la cosiddetta pratica di successione bancaria.
Nel caso di conto intestato esclusivamente al defunto, l’operatività viene quindi normalmente sospesa in attesa dell’individuazione degli aventi diritto e della presentazione della documentazione necessaria. Il saldo esistente non viene acquisito dalla banca: costituisce un’attività patrimoniale del defunto destinata a essere trasferita agli eredi.
Il saldo del conto corrente entra nell’eredità?
Sì.
Il saldo attivo del conto alla data della morte costituisce un credito del defunto nei confronti della banca e rientra nell’asse ereditario.
Se, ad esempio, una persona muore lasciando un conto personale con un saldo di 60.000 euro, tale credito entrerà nella successione e sarà attribuito agli aventi diritto sulla base delle rispettive quote ereditarie.
Se gli eredi sono tre e hanno diritto ciascuno a un terzo dell’eredità, in assenza di differenti disposizioni o di altre circostanze rilevanti, anche il valore riconducibile al conto corrente sarà considerato nell’ambito della ripartizione del patrimonio ereditario secondo tali quote. Occorre però ricordare che la divisione dell’eredità riguarda normalmente l’intero patrimonio ereditario, e non necessariamente ogni singolo bene separatamente.
Un erede potrebbe quindi ricevere una maggiore quantità di denaro presente sui conti e un altro erede ricevere, ad esempio, un immobile di valore corrispondente, purché la divisione complessiva rispetti i rispettivi diritti.
La banca blocca sempre il conto?
Occorre distinguere tra conto intestato esclusivamente al defunto e conto cointestato.
Nel primo caso, dopo avere ricevuto comunicazione del decesso, la banca normalmente sospende la possibilità di effettuare operazioni dispositive sino alla definizione della pratica successoria.
Non significa però che il denaro sia definitivamente indisponibile. Una volta accertati gli aventi diritto e completati gli adempimenti richiesti dalla normativa fiscale, la banca potrà procedere alla liquidazione delle somme agli eredi.
Particolare attenzione deve invece essere prestata ai conti cointestati, perché solo una parte del saldo può appartenere al defunto.
Cosa succede se il conto corrente è cointestato?
Il conto corrente può essere intestato a due o più persone.
È molto frequente, ad esempio, il conto corrente cointestato tra:
- marito e moglie;
- genitore e figlio;
- fratelli;
- conviventi.
La regola generale è che, nei rapporti interni tra i cointestatari, le quote si presumono uguali salvo prova contraria.
Banca d’Italia ha ribadito nel 2026 che, nel caso di un conto intestato a due persone, si presume normalmente che ciascun cointestatario sia proprietario del 50% delle somme depositate. Se quindi il conto è intestato a marito e moglie e presenta al momento del decesso un saldo di 40.000 euro, in linea di principio:
20.000 euro vengono considerati appartenenti al coniuge superstite;
20.000 euro vengono considerati appartenenti al defunto e rientrano nella successione.
È quest’ultima quota che dovrà essere successivamente suddivisa tra gli eredi.
Il 50% del conto cointestato entra sempre in successione?
Non necessariamente.
La divisione in parti uguali costituisce una presunzione, non una regola assoluta.
Può infatti essere dimostrato che le somme depositate appartenevano in realtà interamente o prevalentemente a uno solo dei cointestatari.
La giurisprudenza riconosce che la presunzione di contitolarità può essere superata attraverso prova contraria. Un recente provvedimento del Tribunale di Taranto del 2025 ha ribadito che, quando viene dimostrato che il saldo deriva da somme appartenenti esclusivamente a uno dei titolari, l’altro cointestatario non può automaticamente vantare un diritto sulla metà del denaro soltanto perché il conto è formalmente cointestato. Si pensi a un conto cointestato tra un genitore e un figlio creato esclusivamente per consentire al figlio di assistere il genitore nella gestione delle spese quotidiane.
Se risulta che tutto il denaro proveniva esclusivamente dal patrimonio o dalla pensione del genitore, potrebbe sorgere una controversia tra gli eredi sull’effettiva proprietà delle somme presenti sul conto.
Per questo motivo cointestazione del conto e proprietà effettiva del denaro non devono essere considerate sempre coincidenti.
Conto cointestato a firma disgiunta
Se il conto è a firma disgiunta, ciascun intestatario può normalmente eseguire operazioni senza la firma degli altri.
La morte di un cointestatario non elimina necessariamente questa possibilità per il titolare superstite.
Banca d’Italia precisa che il cointestatario superstite di un conto a firma disgiunta può normalmente continuare a operare, fermo restando che nei rapporti interni deve rispettare la quota di denaro effettivamente di propria spettanza. L’esistenza del potere operativo nei confronti della banca, infatti, non significa necessariamente essere proprietari dell’intero saldo.
Un’operazione eccedente la propria quota potrebbe quindi generare successive contestazioni da parte degli eredi.
Conto cointestato a firma congiunta
Diversa è la situazione del conto a firma congiunta.
In questo caso le operazioni richiedono normalmente il consenso di tutti i cointestatari. Poiché dopo il decesso non è più possibile ottenere la firma del titolare deceduto, Banca d’Italia segnala che la banca frequentemente blocca l’operatività del conto sino alla definizione della successione.
La concreta gestione del rapporto deve comunque essere verificata anche sulla base delle condizioni contrattuali applicate dalla banca.
Cosa succede alla delega sul conto dopo la morte?
È importante distinguere la cointestazione dalla semplice delega ad operare sul conto.
Il delegato non è proprietario del denaro.
Una persona anziana può, ad esempio, autorizzare un figlio a effettuare bonifici, pagamenti o prelievi dal proprio conto senza renderlo cointestatario.
Alla morte del titolare, però, la delega si estingue.
Banca d’Italia precisa che il delegato non può più operare sul conto dopo il decesso dell’intestatario. Di conseguenza, essere stati delegati a operare quando il titolare era in vita non attribuisce alcun diritto sulle somme presenti sul conto dopo la sua morte.
Si possono prelevare soldi dopo il decesso?
L’utilizzo del conto del defunto dopo la morte richiede particolare cautela.
Una persona che possedeva una delega non può continuare a effettuare operazioni facendo affidamento sulla precedente autorizzazione, perché la delega viene meno con il decesso. Anche nel caso di un conto cointestato occorre distinguere il potere di eseguire materialmente un’operazione dalla proprietà delle somme.
Banca d’Italia ha illustrato nel 2026 proprio il caso di un conto cointestato a firma disgiunta nel quale, dopo la morte di un intestatario, il superstite aveva trasferito sul proprio conto il 50% del saldo. L’Arbitro Bancario Finanziario ha ritenuto corretta l’operazione in considerazione della presunzione di appartenenza per quote uguali, salvo naturalmente la possibilità di dimostrare una diversa proprietà delle somme nei rapporti tra gli eredi.
Un prelievo effettuato materialmente non determina quindi necessariamente la proprietà definitiva del denaro.
Gli eredi possono controllare i movimenti bancari precedenti?
Sì, ed è un aspetto particolarmente importante nelle successioni controverse.
L’art. 119 del Testo Unico Bancario riconosce anche a chi succede al cliente il diritto di ottenere documentazione relativa alle operazioni bancarie. La disciplina consente di richiedere copia della documentazione relativa alle operazioni effettuate negli ultimi dieci anni. Banca d’Italia ricorda inoltre che l’intermediario deve fornire la documentazione entro il termine previsto dalla normativa e può addebitare soltanto i costi di produzione della stessa.
Questo diritto può risultare particolarmente utile quando gli eredi intendano verificare:
- prelievi effettuati poco prima della morte;
- bonifici verso uno degli eredi;
- trasferimenti di somme;
- pagamenti di importo significativo;
- movimentazioni effettuate da un delegato;
- trasferimenti avvenuti da un conto cointestato.
La presenza di un prelievo o di un bonifico non dimostra però automaticamente l’esistenza di un illecito: devono essere ricostruite le ragioni dell’operazione e la titolarità delle somme.
Quali documenti servono per sbloccare il conto corrente?
La documentazione concretamente richiesta può variare in base alla situazione e alla banca. In genere gli eredi devono fornire documentazione idonea a dimostrare:
- il decesso del titolare;
- l’identità degli aventi diritto;
- il titolo della successione;
- l’eventuale presenza di un testamento;
- l’avvenuta presentazione della dichiarazione di successione, quando obbligatoria.
Banca d’Italia indica tra i documenti normalmente necessari il certificato di morte, la documentazione che consente di individuare gli eredi e la dichiarazione di successione quando prevista.
La banca può inoltre richiedere ulteriori dichiarazioni e documenti necessari alla corretta identificazione di tutti gli aventi diritto.
È necessaria la dichiarazione di successione per sbloccare il conto?
Nella maggior parte delle successioni di una certa consistenza, sì.
L’art. 48 del D.Lgs. n. 346/1990 stabilisce specifici obblighi a carico dei soggetti che detengono beni o devono somme appartenenti al defunto e impedisce, nei casi previsti, la consegna dei beni o il pagamento agli eredi prima che sia fornita la prova dell’avvenuta presentazione della dichiarazione di successione. L’Agenzia delle Entrate mette infatti a disposizione, dopo la presentazione della dichiarazione, un’apposita attestazione di avvenuta presentazione, espressamente indicata dall’Amministrazione finanziaria come documento utilizzabile anche per lo sblocco dei conti presso gli operatori finanziari.
La dichiarazione di successione deve, in linea generale, essere presentata entro dodici mesi dall’apertura della successione, normalmente coincidente con la data del decesso.
Quando non è obbligatoria la dichiarazione di successione?
La legge prevede un’importante ipotesi di esonero. Non è obbligatorio presentare la dichiarazione quando contemporaneamente:
- l’eredità è devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta del defunto;
- l’attivo ereditario non supera 100.000 euro;
- nell’eredità non sono presenti beni immobili o diritti reali immobiliari.
Le condizioni devono sussistere tutte contemporaneamente.
In questi casi, anche nei rapporti con la banca dovrà essere documentata la circostanza che non sussiste l’obbligo di presentare la dichiarazione.
Come vengono divisi i soldi tra gli eredi?
Una volta individuato l’importo appartenente al defunto, le somme devono essere attribuite secondo le quote ereditarie.
Le quote possono derivare:
- dalla successione legittima, quando manca un testamento;
- dalle disposizioni contenute nel testamento;
- dalle regole sulla successione necessaria, qualora siano coinvolti soggetti ai quali la legge riserva una quota di eredità.
La banca non decide autonomamente chi debba ricevere il denaro. Il suo compito consiste nel verificare gli aventi diritto sulla base della documentazione presentata e nel procedere alla liquidazione secondo le modalità consentite.
Quando invece esiste una controversia sulla qualità di erede, sulle quote o sulla proprietà effettiva delle somme, può essere necessario risolvere preliminarmente la controversia.
E se sul conto ci sono debiti?
Non sempre il conto corrente presenta un saldo positivo.
Se alla data della morte il conto è in rosso, il rapporto debitorio deve essere considerato nell’ambito della successione insieme agli altri debiti del defunto.
Questo aspetto può assumere particolare importanza quando il patrimonio ereditario presenta passività significative. Prima di accettare definitivamente un’eredità è quindi opportuno conoscere non soltanto il valore dei beni, ma anche l’esistenza di eventuali debiti.
In situazioni di incertezza può assumere rilievo l’accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario, che consente, nel rispetto delle condizioni previste dalla legge, di mantenere distinto il patrimonio dell’erede da quello ereditario.
Cosa accade se un solo erede ritira tutto il denaro?
La disponibilità materiale delle somme non coincide necessariamente con il diritto di proprietà esclusivo su di esse.
Se una somma appartiene alla comunione ereditaria, il fatto che venga materialmente riscossa da un solo coerede non comporta automaticamente che quest’ultimo possa trattenerla interamente. Gli altri coeredi possono chiedere che la somma venga considerata nella ricostruzione e nella divisione del patrimonio ereditario e, quando ne ricorrono i presupposti, domandare la restituzione della parte spettante.
La situazione deve essere valutata caso per caso, soprattutto quando sono avvenuti prelievi o trasferimenti prima della morte del correntista.
Il defunto può lasciare con testamento il saldo di uno specifico conto?
Sì.
Il testatore può prevedere che le somme depositate su uno specifico conto corrente siano attribuite a un determinato beneficiario, naturalmente nel rispetto dei diritti spettanti agli eventuali legittimari. La Corte di Cassazione ha chiarito che la disposizione testamentaria con la quale vengono lasciate a un soggetto le somme presenti su uno specifico conto corrente al momento della morte può configurare un legato di specie, perché il testatore ha individuato uno specifico rapporto bancario e non semplicemente una generica somma di denaro.
La formulazione concreta del testamento assume quindi notevole importanza.
Successione bancaria e possibili controversie tra gli eredi
Il conto corrente rappresenta spesso uno degli elementi più delicati di una successione.
Le controversie possono riguardare, ad esempio:
- la reale proprietà delle somme presenti su un conto cointestato;
- prelievi effettuati da un figlio delegato;
- bonifici eseguiti poco prima della morte;
- somme trasferite a uno soltanto degli eredi;
- contestazioni sulla provenienza del denaro;
- interpretazione di disposizioni testamentarie relative a specifici conti;
- ripartizione del saldo tra i coeredi.
In queste situazioni è necessario distinguere attentamente tra intestazione formale del rapporto bancario, potere di effettuare operazioni e proprietà effettiva delle somme. Sono concetti differenti e la loro confusione può essere all’origine di importanti controversie successorie.
Conclusioni
Alla morte del titolare, il denaro depositato sul conto corrente non scompare e non viene acquisito dalla banca: la quota appartenente al defunto entra nel patrimonio ereditario e deve essere attribuita agli aventi diritto. Nel conto intestato esclusivamente al defunto, la banca normalmente sospende l’operatività sino alla definizione della pratica successoria.
Nel conto cointestato, invece, occorre prima individuare quale parte delle somme apparteneva al defunto. In mancanza di prova contraria, le somme si presumono appartenenti ai cointestatari in parti uguali, ma tale presunzione può essere superata dimostrando una diversa provenienza del denaro.
Particolare attenzione deve essere dedicata anche alle deleghe, che cessano con la morte del titolare, e alle movimentazioni effettuate prima o dopo il decesso.
La corretta ricostruzione dei rapporti bancari costituisce pertanto un passaggio fondamentale nella gestione della successione, soprattutto quando vi sono più eredi, conti cointestati o operazioni bancarie che possono essere oggetto di contestazione.

